Il gasdotto è sicuro?
La costruzione di un gasdotto per la prima volta in acque così profonde non presenta rischi tecnici?
In caso di perdite di gas in mare cosa succederà?
Come verrà tutelata la sicurezza delle centrali di compressione e delle condotte?
Quali rischi le stazioni di compressione comportano per la sicurezza della popolazione?
Il passaggio in prossimità dei luoghi dove è posato il gasdotto è pericoloso?
Il gasdotto è sicuro?
Il gasdotto e le strutture a terra sono stati progettati nel più scrupoloso rispetto delle normative vigenti, nazionali e internazionali. La condotta a terra è rivestita con un materiale isolante e interrata ad un metro e mezzo di profondità. In mare, nei tratti più vicini alla costa, il tubo oltre ad un rivestimento protettivo in polipropilene ed in cemento armato è interrato a profondità variabile con copertura da 1 a 3 metri a garanzia di ulteriore protezione. A testimonianza della sicurezza di tali infrastrutture ricordiamo che esiste su tutta la penisola italiana una rete di oltre 30.000 km di metanodotti che passano sotto i nostri piedi senza che ce ne accorgiamo.
La costruzione di un gasdotto per la prima volta in acque così profonde non presenta rischi tecnici?
No. La tecnologia ha fatto molti progressi negli ultimi anni e la costruzione di gasdotti a profondità elevate è già stata realizzata. Il caso del Bluestream che collega la Russia alla Turchia attraverso il mar nero superando la profondità di 2000 m ne è esempio. Queste esperienze assicurano a Galsi tutte le conoscenze ingegneristiche e i mezzi tecnologici per poter posare il tubo a profondità vicine ai 3000 m. senza incertezze tecniche.
In caso di perdite di gas in mare cosa succederà?
Perdite da questo tipo di tubazioni sono estremamente rare. Nel caso dovessero verificarsi, il metanodotto verrà svuotato in sicurezza e verrà programmato un intervento di manutenzione straordinaria per la sostituzione o riparazione del tratto danneggiato (anche con l’ausilio di mezzi telecomandati – ROV: Remote Operated Vehicle). Il gas naturale, diversamente da altri combustibili non è tossico per acqua e suolo, non produce quindi inquinamento in caso di dispersione in mare.
Come verrà tutelata la sicurezza delle centrali di compressione e delle condotte?
Galsi ha seguito scrupolosamente gli standard internazionali e le norme di progettazione per questo genere di impianti (si veda, tra gli altri, il DM 17/04/08). La progettazione e la gestione dei materiali e degli apparecchi all’interno dell’impianto saranno sicuri come qualunque altro impianto industriale certificato. Per garantire la massima sicurezza del metanodotto, il suo esercizio sarà continuativamente monitorato attraverso un sistema di controllo e intervento automatico chiamato SCADA che consente di tenere sotto verifica i parametri operativi del metanodotto individuando eventuali scostamenti dagli standard e consentendo un intervento automatico e la messa in sicurezza del sistema. Come avviene normalmente per tutta la rete già esistente, il metanodotto e gli impianti verranno inoltre controllati con periodiche ispezioni che assicurano una manutenzione efficiente ed un funzionamento sicuro. Per ispezionare il gasdotto e verificarne l’integrità si utilizzano sofisticati strumenti elettronici, chiamati “Pig intelligenti” che percorrono l'interno delle tubazioni per registrarne lo stato di integrità e  localizzare eventuali ammaccature, corrosioni o altri difetti, permettendo di organizzare tempestivi interventi di riparazione. La rete a terra viene monitorata periodicamente con l’ausilio di elicotteri, automezzi e personale specializzato.
Quali rischi le stazioni di compressione comportano per la sicurezza della popolazione?
Le centrali di compressione  progettate secondo i migliori standard di ingegneria internazionale e nel rispetto di tutti i parametri della normativa vigente in materia rientrano in aree di rischio con probabilità di accadimento molto bassa. Le centrali di compressione sono dotate di sistemi di rilevazione e di allarme atti registrare eventuali malfunzionamenti del sistema che rappresentino l’approssimarsi di un rischio. In tali circostanze il sistema di sicurezza blocca automaticamente l’afflusso del gas impedendo il verificarsi del rischio. Ricordiamo anche che in Italia le centrali di compressione sono classificate secondo il D. Lgs. 334/99 come impianti non soggetti ad incidente rilevante. Sul territorio nazionale sono presenti 11 centrali di compressione di Snam Rete Gas, alcune ubicate vicino ai centri abitati, che non hanno mai costituito in 40 anni un pericolo per la popolazione.
Il passaggio in prossimità dei luoghi dove è posato il gasdotto è pericoloso?
No, non vi sarà alcun pericolo per le persone di passaggio o residenti in prossimità dei luoghi in cui risulta interrato o posato il tubo del gasdotto. In tutta la penisola italiana esiste una rete di  circa 30.000 km di metanodotti interrati simili al Galsi che non crea alcun pericolo per cose e persone.